La vergogna: funzione e psicopatologia di un’emozione raffinata

La vergogna: funzione e psicopatologia di un’emozione raffinata

Recenti studi scientifici hanno riconosciuto la vergogna come una componente rilevante nell’ambito dei disturbi mentali ed un fattore capace di favorire comportamenti aggressivi.
La vergogna, infatti, può rendere maggiormente vulnerabili alla malattia mentale ed è in grado di influenzare l’espressione dei sintomi, la capacità di rivelare informazioni su una propria condizione di sofferenza, la capacità di chiedere aiuto.
Vi sono, inoltre, persone che possono arrivare a rischiare la morte e ad adottare comportamenti lesivi pur di evitare la vergogna e di “non perdere la faccia”. 

Nella definizione della vergogna bisogna considerare due elementi chiave.

Il primo fa riferimento a pensieri e sentimenti relativi a come una persona crede di esistere nella mente dell’altro, la cosiddetta vergogna esterna.
Essa è caratterizzata dall’idea che gli altri possano nutrire sentimenti di rabbia e disprezzo per il Sé della persona che viene considerata poco piacevole, poco attraente al punto da essere rifiutata e vulnerabile ai loro attacchi.
Avere l’idea di se stessi come persona sgradita e rifiutabile può rendere la vita sociale molto angosciante e far attivare atteggiamenti difensivi volti a nascondersi, sia letteralmente mediante condotte di evitamento di luoghi e persone, sia distorcendo e celando informazioni riguardo a se stessi, con effetti deleteri nel lungo termine sulla propria salute mentale.
Nella vergogna esterna l’attenzione è dunque focalizzata su cosa ci sia nella mente degli altri riguardo a se stessi.

La vergogna interna, invece, fa riferimento a come una persona si vede attraverso i suoi occhi.
Il focus dell’attenzione non sono gli altri, ma se stessi. Essa nasce da un’autoconsapevolezza e da valutazioni autodirette negative che vedono il Sé come imperfetto, inadeguato o cattivo. Gli elementi base della vergogna interna sono l’autosvalutazione e l’autocritica.

La vergogna esterna ed interna possono fondersi ed interagire reciprocamente.
Durante un episodio di vergogna la persona percepisce il mondo esterno ostile e criticante nei suoi confronti, di conseguenza si attivano anche le personali autosvalutazioni di carattere persecutorio e sprezzante.
In questa condizione il Sé può sentirsi sopraffatto, frammentato e tende a chiudersi nell’impotenza perché non ha alcun posto sicuro per trovare sollievo, né all’esterno né all’interno.

Vergogna normale e vergogna patologica

vergogna normale e patologica

La vergogna non è di per sé un’emozione patologica. Anzi, la vergogna è una raffinata emozione umana con scopi evolutivi.

Prima di tutto essa serve a preservare lo scopo dell’autostima: se ad esempio, una persona ha un comportamento sbagliato ai suoi occhi arriva a provare vergogna per se stessa in quanto ha violato dei valori, principi o parametri morali/prestazionali personali. Per ridurre la vergogna cerca di correggere il comportamento o evitare di attuarlo in futuro, recuperando autostima.

In secondo luogo, la vergogna serve a preservare lo scopo della buona immagine agli occhi degli altri: adottare un comportamento criticabile agli occhi altrui genera il timore di essere giudicati negativamente. Provando e manifestando vergogna si comunica di aver riconosciuto l’errore, che esso può essere delimitato solo a quella circostanza e che si è disposti a non ripeterlo, recuperando l’approvazione altrui.

Inoltre, oltre a preservare lo scopo dell’autostima e della buona immagine, la vergogna ha un’importante funzione sociale: provando ed esprimendo vergogna, con sottili comportamenti comunicativi e di sottomissione (ad esempio diventando rossi ed abbassando lo sguardo), la persona si mostra consapevole di aver violato le regole del gruppo, dando ad esse importanza, condividendole e confermando la sua appartenenza al gruppo, evitando così l’emarginazione.

Tuttavia, la vergogna può assumere un carattere patologico e ricoprire un ruolo significativo nella genesi e nel mantenimento di alcuni disturbi psicopatologici.

Ad esempio, nella depressione la vergogna spesso promuove vissuti di impotenza e di fallimento, alimentando i circoli viziosi depressivi.

Nel disturbo post traumatico, in particolare in caso di abusi sessuali ed aggressioni fisiche, essa è associata ad alti livelli di autocritica che può ostacolare la condivisione dei vissuti con il terapeuta e il relativo trattamento.

Nella fobia sociale, disturbo caratterizzato dal timore del giudizio, essa gioca un ruolo fondamentale e viene rinforzata dalla cosiddetta “metavergogna”, ovvero la vergogna di mostrare vergogna che favorisce il mantenimento della fobia.

Nel disturbo da attacchi di panico si può iniziare a provare vergogna per la paura di mostrarsi fragile o “malata” agli occhi altrui, al punto che la vergogna diventa di per sé un elemento scatenante l’ansia, ovvero proprio quell’emozione che la persona sofferente non vorrebbe assolutamente provare, acuendo le condotte di evitamento e lo stato generale di allerta.

E’ stato riscontrato anche un legame tra vergogna e sindromi paranoidi, ove il soggetto paranoico neutralizza la vergogna percependo l’altro come persecutorio e ostile, piuttosto che riconoscere in se stesso dei possibili difetti.

La vergogna occupa un posto di rilievo anche in alcuni disturbi di personalità come il disturbo borderline e narcisistico di personalità.

Nel disturbo borderline, la persona si sente inadatta e sbagliata a causa delle esperienze di abbandono e abuso subite dai suoi cari. I vissuti di vergogna possono diventare così intollerabili da determinare una rabbia distruttiva che si ripercuote negativamente sul soggetto stesso, peggiorando i suoi rapporti con il mondo.

Nel disturbo narcisistico, la presenza di una percezione di superiorità e l’alta sensibilità alle critiche spinge il soggetto ad evitare ad ogni costo i sentimenti di vergogna. Nel fare questo incolpa, disprezza gli altri per gli insuccessi ed esalta esageratamente se stesso per traguardi anche superflui, rovinando però i rapporti interpersonali, con conseguenti reazioni di rabbia o di depressione.

Conclusioni

La vergogna è un’emozione adattiva e importante per il funzionamento della persona, tuttavia essa può risultare problematica, con vere e proprie connotazioni patologiche.

Per tal motivo è un’emozione da non sottovalutare e da sottoporre all’attenzione clinica.
La vergogna patologica è stata collegata al grado di ostilità e disprezzo diretti verso se stessi, sentimenti che alimentano l’autocritica; allo stesso tempo è associata all’incapacità di generare sentimenti di calore e di rassicurazione verso se stessi.

Considerando che molte persone con una vergogna cronica ed invalidante provengono spesso da contesti traumatici problematici che non hanno permesso loro di vivere ed interiorizzare sensazioni di sicurezza e fiducia, l’intervento sulla vergogna dovrebbe convergere non solo sul ridurre l’autocritica, ma anche sul rinforzare la capacità di generare sentimenti autodiretti di calorosità, gentilezza ed accettazione.

Dott. Spinelli

Riferimenti:

– Del Rosso A. et al. (2014). La vergogna in psicopatologia. Cognitivismo Clinico, 11 (1), 27-61.

– Gilbert P., Procter S. (2006). Compassionate mind training for people with high shame and self-criticism: Overview and pilot study of a group therapy approach. Clinical Psychology & Psychotherapy, 13(6), 353-379.

– Castelfranchi C. (2005). Che figura! Il Mulino, Bologna.

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