Ansia normale e ansia patologica: quali differenze?

Ansia normale e ansia patologica: quali differenze?

Di per sé l’ansia non è un’emozione minacciosa e problematica, anzi può essere un’emozione normale ed altamente adattiva.
Tuttavia, quando si attiva spesso senza che vi sia un pericolo reale o la sua intensità è sproporzionata rispetto all’entità del pericolo, può diventare disadattiva e patologica.
Se è vero che tutte le persone sperimentano stati ansiosi nella loro vita, non tutti però la vivono con la stessa intensità, stessa frequenza e durata.
Cerchiamo di capire quali sono le differenze tra ansia come normale emozione ed ansia come espressione di un disturbo.

Ansia e paura: normali emozioni dell’essere umano

Ansia come emozione umana e normale

L’ansia e la paura, “sua cugina stretta”, sono entrambe delle emozioni.
Questi due termini spesso vengono sovrapposti ed usati in modo intercambiabile, ma presentano delle differenze importanti.

La paura è generalmente considerata un’emozione primaria.
Le emozioni primarie si riferiscono a stati emotivi riconoscibili attraverso le espressioni facciali e sono facilmente interpretabili da un osservatore. Esse, inoltre, vengono dette primarie perché sono innate e presenti in ogni popolazione della terra. Le emozioni primarie sono: felicità, rabbia, tristezza, paura, sorpresa e disgusto.

Al contrario, l’ansia è considerata un’emozione secondaria.
Un’emozione secondaria non è facilmente e rapidamente riconoscibile da un osservatore esterno; l’emozione secondaria, inoltre, parte da quella primaria e si costruisce in relazione alla storia di sviluppo e di crescita della persona e dalle interazioni di essa con la realtà circostante (familiare e culturale).
Le emozioni secondarie, e l’ansia dunque, sono emozioni più complesse che hanno bisogno di tanti elementi, esterni ed interni (come i pensieri, le cognizioni), per essere attivate. 

La distinzione più importante tra la paura e l’ansia è il lasso di tempo che connota il legame tra reazione emotiva ed il pericolo/minaccia.

La paura è la risposta a un pericolo rilevato nell’immediato, nel momento presente del tempo.
Al contrario, l’ansia si riferisce alla previsione di una potenziale minaccia che può, o non può, verificarsi nel futuro. In altre parole, la paura è una risposta ad una minaccia presente nel qui ed ora, mentre l’ansia è associata ad un pericolo previsto, ad una minaccia quindi anticipata.

L’ansia, infatti, riflette l’anticipazione della paura e rappresenta un tentativo di adattamento per evitare che la circostanza pericolosa si verifichi. Quindi in uno stato d’ansia l’individuo si sta preparando a far fronte ad una difficoltà o ad un problema che viene anticipato temporalmente e che potrebbe causare un danno se non viene impedito.
In questo termini l’ansia è un’emozione benefica ed adattiva.

A questo punto, ci si potrebbe chiedere: “ma cosa portano realmente di buono la paura e l’ansia? Non sono forse emozioni che rendono le persone infelici?”

Sia la paura che l’ansia sono emozioni molto importanti. Quando si parla di sopravvivenza umana ma anche di realizzazione personale, l’ansia e la paura in realtà ci aiutano a compiere azioni utili e necessarie.

Ad esempio, immaginiamo una giovane madre che attraversa la strada con il suo bambino. La madre si rende conto improvvisamente che lungo il percorso una macchina arriva a tutta velocità e, spaventata, si ferma e indietreggia sul marciapiede. E’ facile immaginare cosa accadrebbe se non esistesse la paura.

Prendiamo adesso uno studente che si accinge a svolgere l’esame di stato per diventare un professionista. Si tratta di un esame molto importante senza il cui superamento non potrà essere riconosciuto come tale ed esercitare.
La preoccupazione di essere bocciato e di ritardare la sua realizzazione lo spinge a prepararsi con molto impegno. Senza una normale quota di ansia, difficilmente questo studente si dedicherebbe allo studio per raggiungere il suo obiettivo.

E’ chiaro, allora, che senza la paura e l’ansia queste due persone non potrebbero preparare il proprio corpo e la propria mente per evitare le minacce temute, con le prevedibili conseguenze negative (incidente e bocciatura).

Per cui un’esperienza di paura o di ansia possono essere esperienze sgradevoli, ma una loro totale assenza comporterebbe esiti ben peggiori.

Dalla normale risposta di ansia alla reazione patologica e disadattiva

differenze ansia adattiva e disadattiva

Quando si parla di paura, si fa riferimento spesso alla risposta fisiologica di lotta o di fuga. In particolare, quando siamo in presenza di un pericolo immediato, il corpo si prepara automaticamente per fronteggiare la minaccia o mediante l’attacco o mediante la fuga dal pericolo.

Si tratta di risposte fisiologiche e comportamentali necessarie che garantiscono la sopravvivenza. Quando ci troviamo di fronte al pericolo il cuore inizia a battere molto velocemente, aumenta il flusso sanguigno che raggiunge più velocemente tutti i distretti corporei, cresce la frequenza respiratoria. I muscoli si irrigidiscono e ricevono il sangue e l’ossigeno di cui hanno bisogno per prepararsi all’azione, ovvero per lottare o per scappare.

Come molti meccanismi di adattamento, la risposta di lotta o di fuga si sono evolute nel tempo per contribuire alla nostra sopravvivenza. Se consideriamo la preistoria, i nostri antenati erano costantemente a contatto con numerosi pericoli reali presenti nell’ambiente che abitavano.

Nel corso del tempo, con l’esposizione ripetuta a queste minacce, il sistema nervoso si è evoluto al punto tale da rendere automatica la reazione di attacco/fuga dinanzi ad una minaccia. In tal modo, senza dover riflettere sul da farsi, queste semplici ed immediate risposte fisiche e comportamentali hanno concesso un ottimo ed efficace sistema difensivo.
Si tratta di un adattamento formidabile in quanto l’uomo sarebbe in palese svantaggio se, di fronte ad una minaccia, dovesse ogni volta fermarsi e razionalmente pensare al miglior modo di agire.

Tuttavia, oggi o in generale nei tempi moderni, non ci sono gli stessi pericoli che incontravano i nostri antenati, ovvero non si incontriano orsi, tigri o altre belve pronte ad attaccare per strada durante la faccende quotidiane.

Il problema sorge, allora, quando la risposta di paura viene attivata senza una minaccia reale nel nostro ambiente e che metta davvero in pericolo la propria vita.

Si pensi a situazioni quali un esame, una prestazione pubblica in campo scolastico, sportivo o lavorativo, oppure alla conversazione con un possibile partner sessuale molto attraente o con una persona di status molto elevato.
In tutti questi casi il nostro obiettivo non è salvare la vita e di certo non possiamo raggiungere lo scopo di salvarci mediante l’aggressione o la fuga.

Una risposta di ansia elevata (che implica la percezione di un pericolo vitale ed importante nel qui ed ora) di certo non aiuta, anzi compromette le prestazioni, fa perdere totalmente l’obiettivo, può produrre risposte inopportune, può far perdere importanti occasioni.
In queste situazioni sarebbe utile usare ed attingere a più complesse abilità cognitive, emotive e sociali per adottare un comportamento adeguato al contesto e consono alla meta che si vuole raggiungere.

In conclusione l’ansia diventa disadattiva e patologica quando:

  • è sproporzionata rispetto all’entità del rischio temuto, con durata ed intensità eccessive (presenza di continua tensione motoria, iperattività e ridotta concentrazione)
  • è difficilmente gestibile, comportando vissuti personali di perdita di controllo, di impotenza, costante incertezza ed incapacità nell’affrontare circostanze nuove ed impreviste
  • produce frequenti condotte di evitamento ed isolamento sociale
  • interferisce con le attività sociali e lavorative
  • ostacola la realizzazione di sè

Dott. Spinelli

Riferimenti:

– Rosen JB., Schulkin J.(1998). From normal fear to pathological anxiety. Psychol Rev, 105, 325-50.

– Clark DM. (1986). A cognitive approach to panic. Behav Res Ther, 24, 461–470

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