La gelosia morbosa: psicopatologia e rischi associati

La gelosia morbosa: psicopatologia e rischi associati

La gelosia è un’emozione comune, normale ed allo stesso molto complessa. Si può definirla generalmente come “risentimento mostrato nei confronti di una persona considerata rivale”. Questa definizione pone come punto centrale la convinzione che sia presente una rivalità, mentre è meno importante che tale rivalità esista veramente.

La gelosia in una relazione sentimentale ha dei chiari vantaggi in termini evolutivi: il comportamento che assicura l’assoluto possesso del partner permette la propagazione dei propri unici geni a dispetto di quelli di un potenziale rivale. Tuttavia, quando la convinzione che sia presente un rivale è distorta, vengono sprecati tempo e innumerevoli sforzi per eliminare una falsa minaccia.

La gelosia morbosa fa riferimento ad un insieme di emozioni e pensieri irrazionali, associati a comportamenti estremi o inaccettabili, in cui il tema dominante è la preoccupazione per l’infedeltà sessuale del partner basata su evidenze infondate. Le persone che soffrono di gelosia morbosa, infatti, forniscono prove di infedeltà incorrette e rispondono ad esse in modo eccessivo ed irrazionale.

Chi non presenta questa forma di gelosia, diventa geloso solo in relazione ad una solida evidenza, è preparato a modificare le proprie convinzioni e le proprie reazioni se ricava nuove informazioni e percepisce, solitamente, la presenza di un unico rivale. Inoltre, si tratta di una gelosia transitoria che perdura solo se il comportamento problematico del partner o la sua infedeltà continuano.

Al contrario, gli individui con gelosia morbosa giungono a conclusioni di infedeltà partendo da circostanze irrilevanti, rifiutano di cambiare i loro pensieri anche se accedono a informazioni contrastanti e tendono ad accusare il partner di infedeltà con molti altri individui.

Psicopatologia

Da un punto di vista psicopatologico, le forme più comuni che può assumere la gelosia morbosa sono i deliri, le ossessioni, le idee prevalenti o una combinazione di essi.

Deliri

Alcuni autori identificano la gelosia morbosa con uno stato delirante. Tuttavia ritengono che il termine classico “delirio di gelosia” sia poco corretto e che il focus psicopatologico risiede più specificamente nel delirio di infedeltà del partner. In tal senso, il soggetto con gelosia morbosa può arrivare a sospettare che il partner lo avveleni o gli faccia assumere sostanze per ridurne le capacità sessuali, può credere che il partner abbia contratto malattie sessuali da qualcuno o che abbia avuto esperienze sessuali mentre lui stesso dormiva. Si tratta di deliri persecutori ed il delirio di infedeltà potrebbe essere interpretato similarmente.

I deliri di infedeltà possono rappresentare i segnali di una schizofrenia incipiente, o apparire come nuovi tratti in psicosi già strutturate. In altri casi, i deliri di infedeltà sono presenti senza qualsiasi altra psicopatologia e la gelosia morbosa può assumere una forma cosiddetta “pura”. Diversamente da uno stato schizofrenico, in cui le associazioni sono bizzarre, nella forma “pura” i deliri sono espressi con coerenza, elaborati in modo ponderato e plausibile. I ricordi vengono rivisitati e reinterpretati, e le azioni presenti del partner vengono distorte producendo l’assoluta convinzione di un tradimento ripetuto.

I disturbi emotivi completano il malessere associato al delirio di infedeltà: la depressione, ad esempio, con i suoi vissuti di inadeguatezza e fallimento, può contribuire all’insorgenza o al peggioramento della gelosia delirante, anche se non è facile stabilirne l’ordine di comparsa.

Ossessioni

Nella gelosia ossessiva, i pensieri di gelosia sono sperimentati come intrusivi ed eccessivi, seguiti da comportamenti compulsivi. Alcuni soggetti riconoscono che le loro paure non hanno fondamento e ne provano vergogna. Il grado di egodistonicità (ovvero il distress causato da pensieri non voluti dal soggetto e considerati come contrari ai propri desideri coscienti) varia tra gli individui lungo un continuum che va dalla gelosia ossessiva (“gelosia nevrotica”) ai deliri precedentemente descritti (“gelosia psicotica” in cui c’è, invece, egosintonicità).

Idee prevalenti

Altri autori considerano la possibilità che la gelosia morbosa possa prendere la forma di una “idea prevalente”, ovvero un’idea per il soggetto accettabile e comprensibile che tuttavia viene perseguita al di là dei confini della ragione. L’idea non è resistente come nella forma delirante, ma sebbene non sia un delirio, la persona la riveste di un’estrema importanza tanto da investigare e fare di tutto per mantenere la fedeltà del partner a suo personale svantaggio e creando distress nel partner stesso.

La forma “pura” di gelosia morbosa è piuttosto rara. La comorbidità è infatti alta con altri disturbi psicologici (ansia, depressione, DOC, ecc) e disturbi di personalità, ai quali può aggiungersi un uso improprio di sostanze che complica notevolmente il quadro generale.

I rischi associati alla gelosia morbosa

– Comportamenti confirmatori

Una volta emersi i sospetti sulla fedeltà del partner, essi diventano rapidamente vere e proprie preoccupazioni. Molto comuni sono i comportamenti di investigazione che includono: interrogatori del partner, ripetute telefonate al lavoro, visite a sorpresa, stalking o ingaggio di un detective privato.

Gli individui gelosi ispezionano i vestiti e gli averi del partner, controllano diari e corrispondenze, esaminano la biancheria ed in alcuni casi anche i genitali per trovare evidenze di una attività sessuale. Possono nascondere strumenti di registrazione per raccogliere informazioni su relazioni clandestine e giungere ad usare la violenza per ottenere una confessione. Il partner accusato viene riconosciuto colpevole sin quando non è certa la prova della sua innocenza, una prova che però non può mai materializzarsi. Gli sforzi eroici per comprovare l’innocenza o confutare la colpa falliscono, così come le preoccupazioni irrazionali non possono essere facilmente rifiutate in modo razionale e finiscono per confermare i sospetti.

– Evitamenti

Non sono infrequenti comportamenti di evitamento di situazioni che possono provocare gelosia. Ad esempio, alcuni individui che soffrono di gelosia morbosa evitano negozi o giornali che possono contenere foto di persone giovani attraenti, o evitano programmi televisivi e film per loro potenzialmente minacciosi. Accade spesso che vengano evitati tutti quei contesti in cui si teme sia presente un eventuale rivale. L’evitamento marcato mantiene alta la gelosia morbosa in quanto non consente l’abituazione a tutti quegli stimoli che attivano (anche fisiologicamente) le reazioni di gelosia.

– Distress personale

I soggetti che soffrono di gelosia morbosa spesso esperiscono depressione, ansia, fobie, facile irritabilità, agitazione e, cosa non così rara, hanno tendenze suicide soprattutto quando la gelosia sfocia in grave violenza nei confronti del partner.

– Violenza

Discussioni e accuse possono spesso avere esito in violenza fisica e verbale.

L’espressione comportamentale della gelosia ha iniziato ad attrarre sempre più l’attenzione del mondo forense su due campi: l’abuso coniugale e l’omicidio. C’è un certo consenso fra gli autori che gli episodi di violenza son ben più alti di quelli realmente conosciuti o trattati. Le donne, che rappresentano la maggioranza delle vittime, riferiscono raramente ai clinici le proprie esperienze di abuso. I partner di persone morbosamente gelose, infatti, sviluppano spesso una serie di sintomi quali impotenza, ansia, depressione, isolamento, estrema passività, uso di sostanze alcoliche, finchè soltanto l’ultima ingiuria fisica “accidentale” viene denunciata o confessata. Gli assalti da parte dell’accusatore si verificano in un clima generale di richieste e minacce, confronti, dispute e restrizioni imposte alle attività lavorative e sociali del partner. Tali dinamiche producono un vero e proprio “terrore anticipatorio” che contribuisce a dar forma al comportamento di entrambi i partner, giustificando i successivi disturbi depressivi ed ansiosi della coppia.

Se, poi, la gelosia morbosa si associa ad uno stato mentale di tipo paranoide, maggiore è il rischio che la violenza protratta si tramuti in omicidio.

Trattamento

Ad oggi esistono diverse strategie terapeutiche per il trattamento della gelosia morbosa, da selezionare o combinare a seconda dello specifico caso.

I deliri quando presenti da soli, o in un quadro schizofrenico, possono ben rispondere a farmaci antipsicotici. La gelosia ossessiva, che sia presente o meno un disturbo depressivo, potrebbe trarre beneficio dagli inibitori selettivi del reuptake della serotonina.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale risulta essere efficace per la gelosia morbosa, soprattutto quando le ossessioni sono preminenti o se vengono individuati tratti di personalità bordeline o paranoici.

Anche la terapia di coppia può giovare ad attenuare il distress ed i conflitti relazionali.

Se, tuttavia, la gelosia morbosa è refrattaria al trattamento, risulta necessaria la separazione geografica, sin quando dopo accurate valutazioni, la separazione non avrà comportato una riduzione sintomatologica. Tuttavia, quest’ultima opzione d’intervento non ha un’alta efficacia, in quanto spesso accade che il partner geloso continua a violare e perseguitare la vittima conservando un senso di diritto su di essa, cercando la riconciliazione e la sua fedeltà.

Da un punto di vista prognostico, la remissione dei sintomi della gelosia morbosa dipende dalla comorbidità con altri disturbi psicologici e dalla risposta alle terapie. E’ comunque piuttosto significativa la possibilità di ricaduta nella sintomatologia.

  Dott. Spinelli

Riferimenti:

– Marazziti D., Di Nasso E., Masala I. et al. (2003). Normal and obsessional jealousy: a study of a population of young adults. European Psychiatry, 18, 106–111.

– Tarrier N., Beckett R., Harwood S., Bishay N. (1990). Morbid jealousy: a review and cognitive-behavioural formulation. British Journal of Psychiatry, 157, 319-326.

– Mullen P., Maack L. (1985). Jealousy, pathological jealousy and aggression. In “Aggression and Dangerousness” (eds D. P. Farrington & J. Gunn), 103–126.

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