Riconoscere e distinguere la depressione e l’apatia

Riconoscere e distinguere la depressione e l’apatia

La depressione e l’apatia sono comuni disturbi neuropsichiatrici, spesso compresenti in diverse sindromi patologiche.
Sono disturbi non semplici da distinguere perché condividono diversi sintomi principali.

La depressione è un’alterazione dell’umore connotata da una eterogeneità di sintomi come tristezza, vissuti di disperazione, insoddisfazione per le consuete attività piacevoli, diminuzione o assenza di motivazione, perdita di interesse per le attività quotidiane, vissuti di inutilità e ridotta autostima.
Se prendiamo queste caratteristiche, si può notare già una sovrapposizione tra depressione ed apatia: la mancanza di motivazione e la perdita di interesse.

Tuttavia, l’apatia ha un costrutto specifico che, sulla base di certe caratteristiche cognitive ed emotive, consente di differenziarla dalla depressione.

Nell’apatia, infatti, nonostante si riscontri una perdita di motivazione e di interessi, ci sia una riduzione del comportamento orientato agli obiettivi o una diminuzione dell’azione volontaria, non è presente il vissuto di tristezza, il senso di inutilità o la disperazione.
Il soggetto apatico, diversamente da quello depresso, è un soggetto più passivo, poco preoccupato delle  condizioni di salute. Presenta uno stato di appiattimento emotivo che lo rende indifferente a situazioni che solitamente scatenano una reazione emotiva.

Il depresso, di contro, sperimenta e manifesta il disagio emotivo: si sente letteralmente triste, si lamenta di se stesso e del mondo, si colpevolizza, si percepisce inferiore e senza speranza. Inoltre, nelle situazioni sociali ha delle risposte emotive, si demoralizza, si incupisce, si sente fuori luogo e tende intenzionalmente ad evitarle.

Le differenze tra apatia e depressione rendono, dunque, importante una corretta analisi della ridotta motivazione e perdita di interessi, perché questi fattori possono sì essere sovrapposti, ma avere significati diversi ed essere indici di condizioni psicopatologiche distinte e precise.

Per tale motivo una cosa è la sindrome apatica che caratterizza l’apatia come disturbo specifico, un’altra è l’apatia come sintomo della depressione.

Queste riflessioni acquisiscono ancora più importanza quando si entra nel campo delle malattie neurologiche.
Nei disturbi neurodegenerativi come la demenza di Alzheimer, il morbo di Parkinson, la demenza frontotemporale e quella sottocorticale, la depressione e l’apatia sono frequentemente presenti e, come dimostrato da numerosi studi, possono essere i primi campanelli di allarme che precedono il processo di deterioramento cognitivo.

Depressione e apatia possono coesistere in una patologia neurodegenerativa, tuttavia vi sono studi secondo i quali è possibile distinguerle tra loro.
La depressione compare spesso nelle prime fasi della malattia, quando il paziente ha consapevolezza dei sintomi neurologici ed è considerata una reazione alla conoscenza della diagnosi. L’autostima subisce un brusco calo, la persona si critica e si svaluta.
E’ anche vero però che, in altri casi, la depressione può essere presente senza che ancora ci sia stata una diagnosi, può non essere accompagnata da tristezza, disperazione e bassa autostima, ma il paziente comunque percepisce e manifesta una visione negativa, tendenzialmente pessimistica della realtà.

Diversamente, come scritto sopra, nell’apatia manca questa prospettiva pessimistica di sé e del mondo.

Nella demenza frontotemporale, l’apatia è uno dei primi segni di alterazione comportamentale e di personalità a causa della quale la persona si sente demotivata e priva di energia, senza però che sia intaccata l’autostima. Essa può precedere anche di alcuni anni la comparsa delle alterazioni cognitive.
E’ stato rilevato che nei pazienti con demenza frontotemporale l’apatia è più grave mentre la depressione meno grave rispetto a chi soffre di morbo di Alzheimer, dove prevale la depressione.

Inoltre, in queste malattie, tanto più gravi sono depressione e apatia, maggiore nel tempo può essere il danno cognitivo.

Il legame tra emozione e cognizione

legame tra emozione e cognizione

Come mai c’è questa connessione tra alterazioni dell’umore e deterioramento cognitivo?

Una possibile spiegazione è data dal fatto che apatia e depressione condividono il danno di alcune reti neurali responsabili sia dell’umore e comportamento sia di alcune capacità cognitive quali pianificazione e giudizio critico. Per cui, ad esempio, nella demenza frontale il deterioramento coinvolge la corteccia prefrontale e alcune regioni sottocorticali, deputate proprio alle capacità di problem solving e flessibilità mentale da una parte, alla motivazione ed iniziativa dall’altra.

Un’altra spiegazione, che non sostituisce la prima ma la integra, interpella le anomalie neurochimiche nella trasmissione della dopamina.
Essa è coinvolta nella ricerca e regolazione del piacere, della motivazione e dei comportamenti orientati agli obiettivi. Alterazioni dei circuiti dopaminergici in alcune malattie neurodegenerative sono responsabili tanto dei cambiamenti cognitivi quanto di quelli emotivo-comportamentali.
Infatti, ad esempio, alcune ricerche hanno dimostrato che nei pazienti con morbo di Alzheimer l’utilizzo di trattamenti che potenziano la trasmissione della dopamina (in particolare il metilfenidato) ha un duplice effetto: riduce l’apatia e migliora il funzionamento cognitivo globale dei pazienti, mentre non si hanno effetti sul grado di depressione.

Sebbene questi dati non significhino che si è trovato un trattamento per la demenza perché purtroppo il processo di degenerazione neuronale non viene interrotto, essi portano ulteriori evidenze che nelle demenze l’apatia può essere considerata una sindrome specifica distinta dalla depressione, che l’apatia può essere trattata con agonisti dopaminergici e non con antidepressivi, i quali possono addirittura peggiorare l’apatia.
A fronte di tali conseguenze, è sempre più evidente l’utilità di integrare la farmacologia con interventi non farmacologici che si son dimostrati efficaci nel rallentare il decadimento cognitivo (soprattutto nelle prime fasi della malattia) e migliorare lo stato emotivo dei pazienti.

Il rapporto tra apatia e depressione rimane tutt’ora molto complesso.
Grazie agli studi ed alle ricerche sul campo, però, si sta iniziando a conoscere meglio i meccanismi alla loro base, consentendo di non lasciare confusi questi due costrutti e di poter orientare in modo più preciso gli strumenti terapeutici ad oggi disponibili.

Dott. Spinelli

Riferimenti:

– Starkstein S., Ingram L., Garau M., Mizrahi R. (2005). On the overlap between apathy and depression in dementia. J Neurol Neurosurg Psychiatry, 76: 1070– 1074.

– Levy M.L., Cummings J.L., Fairbanks L.A., et al (1998). Apathy is not depression. Journal of Neuropsychiatry and Clinical Neurosciences, 10, 314-319.

– Marin R.S. (1996). Apathy: Concept, syndrome, neural mechanisms, and treatment. Semin Clin Neuropsychiatry, 1: 304–314.

Articoli correlati

Apatia e depressione: parliamo della stessa cosa? Differenze sintomatologiche e ricadute terapeutiche

Apatia e depressione: parliamo della stessa cosa? Differenze sintomatologiche e ricadute terapeutiche

L’apatia non è necessariamente depressione. Essa condivide con la depressione la perdita di interesse, di energia, di insight ed un generico rallentamento psicomotorio, ma se ne distingue per la presenza specifica di indifferenza, ridotta motivazione e iniziativa e per l’assenza di vissuti di impotenza, inutilità e speranza. Distinzioni importanti per il corretto approccio terapeutico.

Suicidio: cause, trattamento e prevenzione

Suicidio: cause, trattamento e prevenzione

Secondo un recente rapporto mondiale dell’OMS, il suicidio rappresenta una delle principali cause di morte nel mondo. E’ un fenomeno dalla natura complessa le cui cause sono multifattoriali (psicologiche, ambientali, politico-economiche e socio-culturali). La loro conoscenza è fondamentale per cercare di attuare piani complessivi di prevenzione e cura che risultino efficaci.

Trattamento della depressione: psicoterapia o psicofarmaci?

Trattamento della depressione: psicoterapia o psicofarmaci?

La terapia della depressione prevede di solito l’uso combinato di antidepressivi e di psicoterapia.
Tuttavia, dalle ricerche in neuroscienze risulta che la psicoterapia è più efficace nel prevenire le ricadute in nuove episodi depressivi, favorendo un maggior beneficio a lungo termine rispetto alla sola cura farmacologica.

Miti e pregiudizi sulla depressione: conoscerli per superarli

Miti e pregiudizi sulla depressione: conoscerli per superarli

La depressione rappresenta una delle più comuni patologie mentali al mondo.
Secondo l’OMS diventerà una delle cause principali di assenteismo dal lavoro e sarà la malattia cronica più diffusa. Tuttavia permangono molti miti e pregiudizi che ostacolano la ricerca di aiuto e l’inizio di un trattamento.
Conoscerli è importante per la corretta gestione della malattia e restituire dignità a chi ne soffre.

Cosa sarebbe meglio non dire ad una persona depressa?

Cosa sarebbe meglio non dire ad una persona depressa?

Capita spesso che la gente quando si trova in contatto con una persona depressa ha difficoltà a comprenderne il vissuto, cerca di tirarle su il morale con qualche consiglio spronandola a darsi da fare ed a cambiare. Il problema è che la depressione non va confusa con una mancanza di volontà, con la pigrizia o un senso di debolezza transitorio facile da scacciare.

Superare la depressione con l’attivazione comportamentale

Superare la depressione con l’attivazione comportamentale

Diverse ricerche suggeriscono che la componente comportamentale su cui si interviene nel trattamento della depressione, come l’attivazione comportamentale, sia un fattore sufficiente per alleviare i sintomi overt del disturbo (ovvero ritiro sociale, evitamento, passività, inattività) ed utile per modificare le cognizioni pessimistiche e migliorare il funzionamento quotidiano. Vediamo in cosa consiste e come metterla in pratica.

La regolazione emotiva: un fondamento del benessere psicofisico e sociale

La regolazione emotiva: un fondamento del benessere psicofisico e sociale

La regolazione emotiva fa riferimento a quei processi con cui si modulano le emozioni che proviamo, il come le viviamo ed il come le esprimiamo.
E’ la capacità di regolare i vissuti emotivi attenuandoli, intensificandoli o mantenendoli.
Essa è un requisito fondamentale per il benessere psicofisico e, se deficitario, favorisce lo sviluppo di disturbi psicologici. Come si esprimono i suoi processi ed in cosa consiste la “corretta” regolazione delle emozioni?

Rifiuto o accettazione: come superare la sofferenza emotiva?

Rifiuto o accettazione: come superare la sofferenza emotiva?

Provare delle emozioni dolorose è senza dubbio un’esperienza spiacevole. Le persone cercano di respingerle in tanti modi, rivolgendosi a tutto ciò che possa aiutare a liberarsi di quei vissuti considerati “intollerabili” con lo scopo di allontanare la sofferenza emotiva. Ma la lotta e il contrasto, invece di rasserenare, aumentano il disagio. Allora, quale atteggiamento adottare?

Aiutare una persona depressa

Aiutare una persona depressa

Non tutti presentano i medesimi sintomi depressivi e con la stessa intensità, tuttavia si può far caso a dei segnali rivelatori a partire dai quali cercare di approfondire la condizione psicologica di un proprio familiare o di un caro amico.
Anche, se spesso, è necessario l’intervento di una figura competente, tutti noi possiamo comunque contribuire ad offrire un valido sostegno, se fatto nel modo giusto.

I sintomi della depressione: una guida completa alle manifestazioni emotive, cognitive, comportamentali, motivazionali e fisiche

I sintomi della depressione: una guida completa alle manifestazioni emotive, cognitive, comportamentali, motivazionali e fisiche

La depressione è un disturbo mentale deabilitante per la cui diagnosi è considerata fondamentale la presenza per almeno due settimane di “umore depresso” e di “perdita di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività”.
Essa, però, può esprimersi con una sintomatologia eterogenea che abbraccia non solo la sfera emotiva, ma anche quella cognitiva, comportamentale, motivazionale e fisiologica.
Entriamo nel dettaglio di ogni suo sintomo.